OberA svela i risultati di una nuova indagine* condotta su 4.102 persone che mette in luce un persistente divario tra comfort termico e qualità dell’aria sul lavoro: temperature ideali molto dibattute, aerazione invernale rara, assenza di dispositivi di purificazione dell’aria, umidità poco controllata ed esitazioni sui comportamenti corretti di fronte ai virus. Lo studio evidenzia anche una forte aspettativa verso i datori di lavoro: una larga maggioranza chiede azioni concrete per un’aria interna più sana nelle aziende e nei luoghi pubblici.

Sommaire
- Luoghi di lavoro con temperatura mal regolata?
- Francesi attenti all’umidità… ma senza un vero controllo
- Basta finestre chiuse!
- Aria cattiva al lavoro?
- Una cattiva gestione in caso di malattia
- 8 francesi su 10 vogliono azioni da parte delle aziende e dei luoghi pubblici
- Metodologia dell’indagine
- Hanno parlato di noi!
Luoghi di lavoro con temperatura mal regolata?
Avere troppo freddo o troppo caldo sul posto di lavoro può diventare un vero problema. Ma su questo tema non tutti hanno la stessa idea della temperatura ideale.
Secondo l’INRS, i riferimenti di comfort termico si collocano tra 21 e 23°C e questa fascia è preferita solo dal 41%.
Alcuni privilegiano impostazioni più sobrie a 19°C o meno: il 21%, un livello vicino alle indicazioni di sobrietà energetica richiamate nella comunicazione pubblica.
In inverno, quale temperatura ti piace avere sul posto di lavoro?
| Risposte | Percentuali |
| 17°C | 2 % |
| 18°C | 11 % |
| 19°C | 19 % |
| 20°C | 21 % |
| 21°C | 18 % |
| 22°C | 12 % |
| 23°C | 11 % |
| Più di 24°C | 5 % |
| Non lo so | 1 % |
I francesi preferiscono stare al caldo piuttosto che avere aria rinnovata
A parità di scelta, quasi un francese su due preferisce stare ben al caldo anche se l’aria è poco rinnovata (48%), contro il 41% che privilegia un’aria rinnovata regolarmente, anche a costo di sopportare un ambiente più fresco. Infine, l’11% dichiara di non scegliere, segno che la decisione dipende dalle situazioni (meteo, sensibilità al freddo, tipo di locali). Questi risultati confermano il peso del comfort termico nella percezione di un ambiente sano, mentre le raccomandazioni pubbliche insistono sull’importanza di arieggiare ogni giorno, anche in inverno.
A parità di scelta, cosa preferisci:
| Risposte | Percentuali |
| Stare ben al caldo anche se l’aria è poco rinnovata | 48 % |
| Stare un po’ più al fresco ma con aria rinnovata regolarmente | 41 % |
| Non lo so / dipende | 11 % |
Francesi attenti all’umidità… ma senza un vero controllo
L’umidità dell’aria al lavoro è una preoccupazione molto condivisa: il 90% degli intervistati se ne preoccupa, ma solo l’8% indica che viene effettivamente misurata per conoscerne il livello. Al contrario, l’82% dichiara di non disporre di un monitoraggio chiaro (il 31% non sa se esistono misurazioni e il 51% afferma che nessuno la misura), in linea con i risultati di indagini nazionali sulla QAI che mostrano una forte scarsa conoscenza delle misure e della loro gestione in azienda.
Eppure l’umidità relativa è un parametro riconosciuto per il comfort e la salute, con raccomandazioni spesso intorno al 40–60% per limitare fastidi e squilibri.
Ti preoccupi dell’umidità presente nell’aria sul tuo posto di lavoro?
| Risposte | Percentuali |
| Sì, viene misurata per conoscerne il livello | 8 % |
| Sì, ma non so se viene misurata | 31 % |
| Sì, ma nessuno la misura | 51 % |
| No, non mi preoccupa | 10 % |
Quale soluzione contro i microbi dei colleghi?
Con l’inverno, i microbi sono nell’aria. Eppure, le risposte mostrano una forte esitazione sui comportamenti corretti da adottare per evitare i contagi. Così, solo una minoranza relativa del 31% sceglie la strategia più completa: brevi aerazioni + purificatore. Il restante 50% si divide tra un’unica azione (finestra nonostante freddo/inquinamento al 21% o solo purificatore al 29%) e il 19% dichiara di non sapere quale atteggiamento adottare (11%) o di non fare nulla (8%).
Eppure le raccomandazioni sono abbastanza chiare e privilegiano aerazione e ventilazione anche in inverno, tramite aperture ripetute di pochi minuti. L’apporto di aria nuova riduce l’accumulo di aerosol.
Anche la filtrazione HEPA è utile come complemento.
Per ridurre i rischi legati ai microbi respiratori nell’aria (aerosol), secondo te la risposta migliore è:
| Risposte | Percentuali |
| Aprire la finestra anche se l’aria esterna è molto fredda e forse inquinata | 21 % |
| Usare un purificatore d’aria (tipo HEPA, a carbone attivo, a saturazione, rigenerabile) | 29 % |
| Fare brevi aerazioni regolari e usare un purificatore d’aria | 31 % |
| Non fare nulla | 8 % |
| Non lo so | 11 % |
Basta finestre chiuse!
L’aerazione al lavoro risulta ampiamente insufficiente e poco controllata: solo il 22% dichiara di aprire le finestre almeno una volta al giorno (7% più volte, 15% una volta), mentre il 54% lo fa meno spesso (21% alcune volte a settimana, 14% raramente, 19% mai). Soprattutto, il 24% risponde di non sapere o di non avere finestre, segno di mancanza di riferimenti e della difficoltà ad applicare i comportamenti corretti.
Con quale frequenza vengono aperte le finestre in inverno nel tuo spazio di lavoro?
| Risposte | Percentuali |
| Più volte al giorno | 7 % |
| 1 volta al giorno | 15 % |
| Alcune volte a settimana | 21 % |
| Raramente | 14 % |
| Mai | 19 % |
| Non lo so / niente finestre | 24 % |
Aria cattiva al lavoro?
Chi non ha mai percepito aria viziata sul posto di lavoro?
Il 78% dei francesi lo riscontra (31% spesso e 47% a volte), contro solo il 17% che non nota nulla (14% raramente, 3% mai).
La QAI resta poco gestita e poco compresa. Infatti, quando l’aria sembra viziata, molti non sanno quali leve attivare (ventilazione, brevi aerazioni regolari, filtrazione). La CO₂ è però un indicatore utile di un’aria insufficientemente rinnovata, e semplici azioni (arieggiare/ventilare) riducono l’accumulo di inquinanti e aerosol.
Ti è mai capitato di percepire che l’aria è viziata al lavoro in inverno?
| Risposte | Percentuali |
| Sì, spesso | 31 % |
| Sì, a volte | 47 % |
| No, raramente | 14 % |
| No, mai | 3 % |
| Non lo so | 5 % |
Una cattiva gestione in caso di malattia
Quando un collega ha tosse o raffreddore, la situazione resta in gran parte gestita male dai francesi. Infatti, il 43% dichiara di venire al lavoro anche se malato, contro solo il 25% che resta a casa. Per il 29% dipende dal contesto e dalla situazione.
La cultura del presenzialismo è ancora troppo presente in Francia, come sottolinea la Dares: più di un giorno di malattia su quattro (27%) si traduce in presenza al lavoro. Le raccomandazioni di salute pubblica e il buon senso ricordano che, in caso di sintomi, bisogna limitare la trasmissione (in particolare indossando una mascherina al lavoro quando si è malati) e applicare le misure barriera.
Questi risultati indicano la necessità di indicazioni operative in azienda (smart working se possibile, rientro in ufficio con mascherina in caso di sintomi, aerazione/ventilazione rafforzata) per evitare che la prevenzione dipenda dalla scelta individuale.
Quando un collega è malato (tosse/raffreddore), cosa succede più spesso?
| Risposte | Percentuali |
| Lui/lei resta a casa | 25 % |
| Lui/lei viene comunque (per obbligo) | 43 % |
| Dipende dai team / dai periodi | 29 % |
| Non lo so | 3 % |
Cosa fanno davvero i francesi di fronte a un collega malato?
Dopo il Covid, alcuni comportamenti sono entrati nelle abitudini collettive. Così, di fronte a un collega malato, i gesti più citati sono l’igiene delle mani/disinfezione (53%) e il distanziamento (41%).
Invece, le misure più strutturanti in ambienti chiusi sono molto meno adottate, come l’aerazione rafforzata (27%) e l’uso della mascherina (18%).
L’aspetto più sorprendente è che il 37% dei francesi cita anche risposte di inattività (non cambiare atteggiamento al 25% o non fare nulla al 12%).
Questa debolezza dei riflessi collettivi è coerente con tutti i riscontri nazionali. Infatti, le misure barriera e l’uso della mascherina sono nettamente diminuiti nella popolazione. Questi dati indicano la necessità di indicazioni semplici in azienda: brevi aerazioni ripetute, possibilità di videochiamata, mascherine a disposizione, regole in caso di sintomi e soprattutto dispositivi di purificazione dell’aria.
Quando un collega è malato (tosse/raffreddore), cosa fai più spesso? (massimo 3 scelte)
| Risposte | Percentuali |
| Mantengo le distanze e limito gli scambi faccia a faccia | 41 % |
| Indosso una mascherina (almeno in riunione/in prossimità) | 18 % |
| Arieggio di più (apro la finestra quando possibile) | 27 % |
| Mi lavo/disinfetto le mani più spesso e disinfetto la mia postazione | 53 % |
| Evito le riunioni in presenza / chiedo una videochiamata | 18 % |
| Chiedo al collega di rientrare a casa / lavorare da remoto (se possibile) | 16 % |
| Chiedo di tornare a casa per lavorare da remoto (se possibile) | 12 % |
| Lo segnalo a un responsabile/HR (se la situazione crea problemi) | 6 % |
| Non cambio nulla / vado avanti così | 25 % |
| Non faccio nulla | 12 % |
| Altro | 3 % |
8 francesi su 10 vogliono azioni da parte delle aziende e dei luoghi pubblici
I francesi esprimono un’aspettativa molto forte verso le aziende e i luoghi pubblici: l’83% ritiene che si debba fare di più per garantire una qualità dell’aria esemplare, di cui il 56% stima che “c’è ancora tutto da fare”. Un’esigenza che contrasta con pratiche ancora disomogenee sul campo.
Si inserisce anche in una mancanza di riferimenti: una parte dei dipendenti non sa come la qualità dell’aria venga misurata o gestita, mentre le autorità raccomandano gesti semplici ed efficaci come l’aerazione regolare e il monitoraggio di indicatori (es. CO₂ in alcune strutture).
Infine, l’11% che ritiene che non sia un loro ruolo e il 6% che non si esprime mostrano che resta da fare un lavoro di sensibilizzazione sull’impatto sanitario dell’aria indoor e sulla responsabilità collettiva dei gestori degli edifici.
Pensi che le aziende e tutti i luoghi pubblici dovrebbero fare più sforzi per garantire una qualità dell’aria esemplare?
| Risposte | Percentuali |
| Sì, assolutamente: c’è ancora tutto da fare | 56 % |
| Sì, ma fanno già molte cose | 27 % |
| No, non è un loro ruolo | 11 % |
| Non lo so / non si esprime | 6 % |
“I risultati di questa indagine mostrano un riflesso pericoloso: spesso si privilegia stare ben al caldo a scapito di un’aria sana. Eppure, in inverno, non sempre si ha l’abitudine di aprire le finestre quanto sarebbe necessario. È quindi qui che i sistemi di purificazione dell’aria diventano essenziali: completano efficacemente l’aerazione e permettono di ridurre in modo duraturo il carico di particelle e aerosol negli spazi di lavoro, senza sacrificare il comfort. Ci troviamo continuamente di fronte ad aziende che sottovalutano la necessità di migliorare e gestire la qualità dell’aria per i propri dipendenti. Una presa di coscienza che è però vitale”.
Metodologia dell’indagine
Indagine realizzata su un campione rappresentativo di 4.102 persone residenti in Francia, di età pari o superiore a 18 anni. Sondaggio effettuato online a gennaio 2026 a partire dal panel di rispondenti BuzzPress (27.700 persone in Francia intervistate elettronicamente via email e sui social network Facebook e LinkedIn). Profili delle aziende citate dai rispondenti per il loro luogo di lavoro:
- Industria / produzione: 16%
- Servizi alle persone (sanità, sociale, assistenza domiciliare, commercio, ristorazione…): 27%
- Servizi alle imprese (consulenza, informatica, finanza, comunicazione…): 24%
- Settore pubblico / parapubblico (amministrazioni, istruzione, ospedali…): 18%
- Edilizia / costruzioni: 8%
- Trasporti / logistica: 6%
- Altro / non si esprime: 1%
Risposte raccolte e ponderate in base a quote prestabilite volte a garantire la rappresentatività del campione e a ottenere una rappresentatività della popolazione target. Tutte le ponderazioni si basano su dati amministrativi e sui dati raccolti dall’INSEE.









